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Web 2.0 (2): dai siti alle Applicazioni e Servizi

Web 2.0 (2): dai siti alle Applicazioni e Servizi

Riferimento: Shinynews

La trasformazione è in corso, ma alcuni esempi di Web 2.0 sono già operativi da tempo. Applicazioni e servizi che hanno cambiato l'approccio dell'utente all'uso della Rete.

È indubitabile che il processo di trasformazione del Web 2.0 sia lungo e per molti versi dall'esito ancora sconosciuto. Eppure, in Rete si trovano già moltissimi esempi di applicazione di tipo Web 2.0. Alcuni sono evoluzioni di servizi già esistenti da tempo, altri sono innovazioni totali, altri ancora non inventano nulla ma raccolgono servizi diversi e li rielaborano per scopi precisi, di solito gratis. È il Web 2.0.

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Da tanti ... uno

L'esempio classico di Web 2.0, citato di solito per la sua semplicità e la facilità di comprensione, è HousingMaps, un'applicazione per la ricerca di annunci immobiliari sul territorio americano che utilizza due risorse distinte e diverse, Craigslist e Google Maps, per fornire il proprio servizio agli utenti. In pratica, incrocia i dati dell'uno con quelli dell'altro, e restituisce un terzo risultato. Craiglist raccoglie piccoli annunci gratuiti di tutti i tipi, Google Maps permette gratuitamente di visualizzare mappe addirittura con viste satellitari della località prescelta. HousingMaps estrae dal database di Craiglist gli annunci immobiliari, li incrocia con le mappe di Google e fornisce ai propri utenti, gratuitamente, annunci immobiliari, negli Stati Uniti, segnalati per località su mappe navigabili con il mouse.

Dai software ai servizi

Quello appena visto è il caso di un servizio che nasce da altri servizi. Nel precedente articolo si è già detto della trasformazione da siti a servizi, che contraddistingue un po' tutta la filosofia del Web 2.0. In generale, però, ai servizi ormai tendono tutte le applicazioni informatiche di nuova generazione. Per questo, anche i software tra qualche anno potrebbero essere fruiti in modo molto diverso li abbiamo conosciuti finora. Non più programmi acquistabili in Cd-Rom, ma servizi in Rete, in abbonamento o addirittura gratis, per gli elaboratori di testo, i fogli di calcolo e gli altri applicativi più comunemente utilizzati.

Esempi di software web

Addirittura Microsoft, il campione dei software a pagamento, sta sperimentando in versione Beta un Office Live, soluzione Web della tradizionale suite per la produttività d'ufficio, integrata a servizi di hosting Web e web mail. A regime, Office Live potrebbe avere diverse versioni, di cui forse una base, gratuita. Con questa operazione Microsoft risponde all'invasione che si sta preparando di questi nuovi software. Il più celebre è forse Writely, il Web Word Processor recentemente acquistato da Google. Analogamente, chi cercasse un Web spreadsheet, può rivolgersi al foglio di calcolo NumSum,e così via. Oltre a essere Web, l'altra caratteristica peculiare di questi strumenti è la forte spinta a modelli di lavoro collaborativi.

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Collaborare e condividere

E il nuovo elemento collaborativo del Web 2.0 trova la sua piena espressione negli strumenti di comunicazione pura, come i wiki e i blog. Il modello gerarchico del sapere, espresso dalle enciclopedie generaliste o tematiche, sta tramontando rapidamente. Ad affermarsi è invece il modello condiviso, per cui gli utenti costruiscono insieme l'enciclopedia, raggruppando liberamente e gratuitamente saperi e competenze diverse, al servizio di altri utenti. È Wikipedia l'esempio da seguire.

Allo stesso modo, la presenza privata online, i vecchi siti personali, ha lasciato spazio al fenomeno dei blog, più semplici da realizzare e gestire, e più immediati in termini di comunicazione. Talmente immediati che i professionisti della comunicazione non vi rinunciano più, nel timore di essere scavalcati nella circolazione delle informazioni.

È ovvio che entrambi questi modelli presentino dei rischi e delle imperfezioni, a partire dalla veridicità delle informazioni che veicolano. E pure tuttavia si sono ormai imposti come modello affiancato, se non alternativo, a quelli tradizionali. La loro forza sta nella costruzione dal basso, da parte degli utenti, nel ribaltamento della concezione gerarchica del sapere e nell'organizzazione di una rete di contatti, di informazioni e di link distribuita.

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Dalla tassonomia alla folksonomia

E proprio quest'ultima è la rivoluzione che, potenzialmente, avrà il maggiore impatto sul Web del futuro. Nella prima era della Rete, gli utenti sono stati abituati ad accedere ai siti sulla base di percorsi definiti da altri. I portali degli anni Novanta sono la maggior dimostrazione: categorizzazione e indirizzamento dall'alto erano i metodi di navigazione. L'utente affiancava poi a queste possibilità le proprie raccolte di link (i preferiti dei vari browser) per costruirsi strade personali.

Nel Web 2.0 la tassonomia della Rete è sostituita dalla folksonomia (folksonomy, in inglese), brutto neologismo per un bel concetto: la categorizzazione del Web avviene su una base condivisa e collaborativa, attraverso l'uso di parole chiave scelte liberamente (che corrispondono, evidentemente, ai concetti di categoria liberamente scelti).

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Il tagging

Questa concezione si esprime nel nuovo fenomeno del tagging, da tag (etichetta). E non vi sono limiti. La più importante ed efficace applicazione del modello folksonomico del Web è Del.icio.us, che si contrappone - a livello concettuale - alle directory Web di vecchio stampo: permette di tenere traccia dei propri preferiti (che sono accessibili quindi da ogni connessione Internet) e di condividerli con altri attraverso l'applicazione di tag che serviranno da parole chiave per le ricerche degli utenti. Ma il tagging non si applica soltanto ai siti: il passaggio da applicazioni sociali (come sono chiamati questi nuovi servizi) a reti sociali è breve, e in mezzo c'è spazio per una serie di nuovi servizi e applicazioni.

L'ultimo e il più fantasioso modello arriva ancora dagli Stati Uniti, dove due ragazzi si sono inventati un sito per raccogliere attraverso il sistema del tagging i desideri della gente.

 




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